Manuel Lozano Garrido (detto “Lolo”) era nato in una famiglia benestante e aveva davanti a sé un avvenire sereno. Suo padre, Augustin, era un piccolo industriale: possedeva una fabbrica di concimi minerali con attività che si estendeva anche fuori dell’Andalusia. La madre, Lucia, proveniva da una famiglia facoltosa. Da un punto di vista religioso, i nonni del bambino, paterni e materni, e i genitori erano cattolici praticanti e ferventi.

Renzo Allegri, giornalista

Lolo, quarto di sette tra fratelli e sorelle, trascorse i primi anni della sua vita in un ambiente straordinariamente sereno e felice. Furono anni che certamente influirono molto sulla formazione del suo carattere che fu sempre improntato a ottimismo, positività, anche nei momenti più drammatici della sua vita.

Ma quel “paradiso fatato” si ruppe improvvisamente quando Lolo aveva sei anni. Perse il padre. Poi, a distanza di qualche anno, perse anche la madre. L’impatto con la morte fu tremendo, e provocò un forte smarrimento nell’animo di Lolo. Ma la sollecitudine dei nonni, dei fratelli maggiori e la fede religiosa che aveva già appreso in modo forte lo aiutarono a superarlo. Frequentò la scuole elementari e le prime classi delle superiori in un Collegio tenuto dagli Scolopi, e anche questa esperienza fu propizia alla sua formazione cristiana in un momento storico difficile.

La Spagna, infatti, stava vivendo momenti drammatici. Re Alfonso XIII aveva affidato il potere a un dittatore di estrema destra che aveva sciolto le Camere sostituendole con un governo di soli militari. Nel 1929 ci fu una grave carestia che acuì il malcontento della gente. Il popolo si divise, scoppiò la rivoluzione, culminata con la Guerra civile che, dal 1936 al 1939, fece un numero impressionante di morti, calcolato intorno a un milione di persone.

Guerra fratricida, ma soprattutto guerra contro i cattolici. Da un punto di vista religioso, quel periodo viene chiamato “delle catacombe” perché fu un periodo di feroce persecuzione della Chiesa spagnola. Tra il luglio 1936 e l’aprile 1939, in Spagna furono trucidati 6.832 tra religiosi e sacerdoti, e innumerevoli cristiani laici. Era pericoloso professare la propria fede. Tra le vittime ci fu anche il fratello maggiore di Lolo, che si era da poco laureato in ingegneria.

Allo scoppio della guerra civile, Lolo aveva 16 anni. Militava nell’Azione Cattolica. La persecuzione in atto non lo intimorì e neppure l’uccisione del fratello. Anzi, questo tremendo dolore lo spinse a fare scelte eroiche.

A Linares era rimasto in attività un solo sacerdote. Era agli arresti domiciliari e non poteva svolgere la sua missione tra la gente. E per far giungere la Comunione agli ammalati e ai cristiani che non potevano andare in chiesa, si serviva segretamente di alcune persone laiche. Uno di questi “intermediari segreti” fu Lolo. In un luogo nascosto della sua abitazione aveva preparato un tabernacolo, dove conservava le ostie consacrate che gli venivano consegnate dal parroco. Come raccontò in seguito, trascorreva molto tempo davanti a quel tabernacolo per tenere compagnia a Gesù.

«Quei colloqui con Gesù presente nel mistero eucaristico», spiega monsignor Rafael Higueras, postulatore della Causa di beatificazione di Lolo, «furono fonte di una energia spirituale straordinaria, che diede alla fede del giovane una consapevolezza fortissima. Nessuno come lo stesso Gesù poteva educare alla santità quel ragazzo. Come insegna il Catechismo, Gesù è presente nel Pane consacrato in modo vero e reale con la sua persona viva, corpo, sangue, anima e divinità. Lolo lo sapeva bene e restava ore a parlare e ad ascoltare. Non possiamo immaginare che cosa Gesù possa aver trasmesso alla mente e al cuore di Lolo. Ma certamente quegli incontri hanno trasformato quel giovane e lo hanno preparato al martirio tremendo che poi avrebbe dovuto affrontare».

Monsignor Higueras Alamo, Prelato d’Onore di Sua Santità, Canonico Magistrale della Cattedrale e Giudice diocesano della Diocesi di Jaén, è la persona che più di ogni altra ha conosciuto direttamente Manuel Lozano Garrido. Non solo perché, come postulatore della Causa di beatificazione, ha avuto tra le mani ed ha profondamente studiato tutti i documenti riguardanti l’esistenza di Lolo, ma soprattutto perché lo ha conosciuto, gli è stato amico, lo ha assistito, e Lolo è spirato proprio tra le sue braccia.

«Spesso Lolo, ricordando il periodo di quando aveva il Tabernacolo clandestino nella sua casa, si lasciava andare a confidenze che mi commuovevano. Parlava di Gesù con un amore e una tenerezza sconcertanti. Diceva che, quando andava in giro a portare la comunione a qualche ammalato, riflettendo sulla incredibile situazione che stava vivendo, e cioè di essere “portatore” di Gesù, del figlio di Dio, gli tremavano le gambe per l’emozione».

Ad un certo momento, Lolo fu denunciato da un vicino di casa, venne arrestato e portato in carcere assieme a due sue sorelle più grandi di lui, mentre un fratello e una sorella più piccoli restarono a casa perché avevano meno di 15 anni.

In carcere, continuò a tenere i contatti con il parroco che, attraverso persone fidate che andavano a visitare familiari reclusi e portare cibo e vestiti, gli faceva pervenire le Ostie consacrate. E di notte, Lolo organizzava ore di preghiera davanti al Santissimo Sacramento e distribuiva la comunione. Come egli stesso raccontò in un libro, durante la Settimana Santa del 1938, ricevette la visita della sorella più piccola che gli portò un mazzo di fiori dentro i quali aveva nascosto delle ostie consacrate. Il Giovedì Santo egli organizzò una notte intera di adorazione a Gesù con la partecipazione di tutti i carcerati, perché tutti erano stati arrestati per la loro fede religiosa.

«Lolo rimase in carcere fino alla fine della guerra», mi raccontò monsignor Higueras. «Tornato libero, riprese le scuole che aveva interrotto. Voleva diventare maestro, per dedicarsi ai ragazzi e trasmettere loro i valori che aveva maturato in quel periodo difficile. Era amante della vita, dello sport, della natura, della musica. Giocava a calcio nel ruolo di terzino con doti molto apprezzate dagli esperti e sognava di diventare un calciatore importante. Ma tutto quel suo entusiasmo venne di nuovo bloccato. Il Signore aveva un disegno diverso per lui…».

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